martedì 5 ottobre 2010

Che fine hanno fatto i giovani nei partiti?

Che fine hanno fatto i giovani nei partiti? La risposta sembra ovvia e dettata soprattutto da una visione partitocratica, basata sull’attaccamento alle poltrone piuttosto che sul ricambio generazionale.
Il nuovo millennio ha portato i social network a essere protagonisti e luoghi d’incontro virtuali privilegiati, ma sarebbe riduttivo pensare che i giovani di oggi non sentono dentro quel sentimento politico che ha guidato ed esaltato intere generazioni.


Di esempi su movimenti studenteschi e politici giovanili se ne potrebbero fare tantissimi, ma si rischierebbe di analizzare e ricordare quasi con nostalgia le generazione passate ed ignorare quelle attuali.
La politica italiana a riguardo è ed è stata nell’ultimo decennio miope e caratterizzata da una visione clientelare e arrivista che sicuramente ha preferito il politico vissuto piuttosto che il giovane promettente.
Esempio lampante di tutto questo è sicuramente l’attuale legge elettorale che premia, senza reali consensi, onorevoli scelti dalle segreterie con logiche spartitorie e ricompensatorie.

Ridare fiducia alle attuali generazioni è possibile solo mettendo i giovani nella condizione tale di potersi mettere in gioco e dimostrare quello che realmente valgono. Ma badate, non sono però d’accordo al ricambio generazionale forzato, cioè perché lo si deve fare ed è bello da vedere, ma un ricambio generazionale di qualità dove prevalgano giovani propositivi, preparati ed intelligenti; insomma si dovrebbe privilegiare la sostanza alla forma e non viceversa.

L’Italia, le regioni, le province ed i comuni non hanno sicuramente bisogno di giovani che vanno a riscaldare le poltrone, che nel corso del loro mandato elettorale non si alzano nemmeno per dire “presente” e che si vantano pure di costituire, a loro modo, la classe dirigente del domani. La parola classe dirigente ha un significato particolare ed importante soprattutto in questo contesto storico-politico. Si prega di usarla con cura e non per spocchia, vanteria o alterigia.

Valerio Lauricella

9 commenti:

  1. siamo nel 2010 e niente è cambiato. basta con i partiti, basta con le poltrone, compensi, ecc. Tutto deve cambiare, via i partiti, si ai movimenti liberi. Cancelliamo anche la parola politica.

    totorizzo - 06.10.2010

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  2. Pid, Udc, Fli, Mpa, Pdl, Partito del Popolo Siciliano, Destra di Storace, Api, Noi Sud, Popolo Viola, Pd, Italia dei Valori ecc....
    Caro Valerio, l'allontanamento dei giovani dalla politica è la logica conseguenza delle divisioni a cui si sta assistendo.
    Il senso di smarrimento dell'elettore diventa l'elemento cardine della deriva della politica.

    giuseppe balsano - 08.10.2010

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  3. Futuro e libertà è l'81 partito nato dall'inizio della seconda repubblica, e pensare che una delle cause della fine della prima repubblica fu proprio l'eccessivo numero di partiti. Il rimborso elettorale ha preso il posto del vecchio finanziamento ai partiti, i costi della politica italiana sono spropositati (auto blu,portaborse, stipendi, rimborsi spese, viaggi, contributi alloggi, consulenze, baby pensioni, ecc.) il nostro deficit è imbarazzante, ma i nostri cari politici sembrano non curarsene, anzi. Il 21 settembre Italia dei valori ha portato in Parlamento una mozione per ridurre e adeguare la pensione dei parlamentari a quella dei lavoratori comuni (mortali), in tempi di crisi e maggioranze risicate sapete qual è stato l'esito della votazione? su 520 votanti ben 498 hanno votato no!
    Mi sembra evidente il fallimento di questo modo di fare politica e di questa classe dirigente, da destra a sinistra. I politici sono ormai troppo distanti dal cuore del paese, dai reali problemi, dai cittadini che non riescono ad arrivare a fine mese e lottano ogni giorno per far valere i propri diritti. Il futuro è nei movimenti, in questo sono assolutamente d'accordo con Totò. Il nostro Paese ha bisogno di una classe dirigente che ha voglia di fare, di gente onesta, capace e preparata, vicina alla esigenze reali dei cittadini.La politica fatta coi soldi e per i soldi è fallita, è merda, quella fatta con la passione e con le idee è futuro, è sviluppo.
    Di giovani capaci Siculiana è piena, alcuni sono riusciti a farsi eleggere e hanno la possibilità di dimostrare quanto valgono, altri non hanno avuto la stessa possibilità, ma stanno continuando ad impegnarsi, dimostrando di non aver perso la spinta all'innovazione e l'entusiasmo che li aveva contraddistinti in campagna elettorale.
    Alla domanda di valerio "che fine hanno fatto i giovani nei partiti?" rispondo: i giovani hanno capito che il futuro non è il partito, il luogo dove far politica nuova e attiva non sono le sezioni. La politica deve partire dal basso, no ai leader, no ai partiti, alle poltrone, ai politici di mestiere, si alla passione, alle nuove idee e alla rete come luogo di confronto e fucina di una politica nuova e rivoluzionaria.

    Pasquale Vella - 10.10.2010

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  4. http://stopthecensure.blogspot.com/2010/10/ridurre-la-pensione-ai-parlamentari.html

    Ancora fiducia nei partiti?
    Quale dei circa 56000000 di italiani, tranne ovviamente i parlamentari, avrebbe detto di si?

    totorizzo - 11.10.2010

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  5. Il discorso che fa pasquale vella sui movimenti è un discorso giusto, di rabbia, verso un sistema e una classe dirigente che ci ha mortificato per tanto tempo.
    Ma nel mio modo di vedere le cose un movimento ha la funzione di scuotere, di suscitare e tirare fuori tematiche anche impopolari.
    Sta poi nei partiti cogliere le istanze e farle proprie.
    Purtroppo vedere lega Nord

    giuseppe balsano - 11.10.2010

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  6. Mi spiace giuseppe, non sono d'accordo. I movimenti non servono solo a scuotere l'opinione pubblica, non servono solo a suscitare clamore, vanno oltre. Chiunque all'interno di un movimento ha la possibilità di sollevare una questione, di evidenziare un problema, all'interno di un partito sai bene che questo non è possibile. è proprio questo che ha allontanato i politici dal cuore del paese, troppo palazzo e poca piazza. Ti faccio un esempio: nel mese di settembre, mentre a napoli si nuotava tra i rifiuti, la fincantieri rischiava di chiudere, mentre la Gelmini falciava le gambe a 200 mila lavoratori, mentre venivano calpestati i diritti dei lavoratori a Pomigliano, mentre Marchionne diceva di voler portare all'estero Fiat dopo che lo stato italiano (quindi noi) gli ha salvato più volte il culo e non faceva entrare in fabbrica gli operai che avevano diritto a essere reintegrati, insomma, mentre l'Italia andava a rotoli, cosa facevano i partiti? Feste. Ma poi cosa avranno da festeggiare?? Inutili feste di partito che una volta erano occasioni di confronto, un grande seminario di formazione politica e che oggi si riducono a bieca passerella per gente in giacca e cravatta che da un palco lancia proclami, invita a visitare gli stand del commercio equo solidale e a comprare gadget del partito e magliette con le loro facce sorridenti. Il tutto contornato da luci puntate agli occhi che aiutano a non vedere i manifestanti, musiche che sovrastano le urla di protesta, mele caramellate e zucchero filato per coprire il sapore amaro della vita di tutti i giorni. E quando qualche manifestante riesce a superare il cordone d'ipocrisia che separa questo paese dei balocchi dal mondo reale, si scatena subito una corsa a prendere le distanze. Tutti a condannare i balordi che hanno osato levare il cacofonico grido di protesta contro un politico colluso con la mafia, contro un segretario di sindacato che si cala le braghe, contro una politica che continua farsi i cazzi propri. Ma c'è chi per fortuna non si ferma, e di cosa si occupa? della casa del cognato del politico a Montecarlo, della legge contro le intercettazioni (genchi ha troppo rotto i coglioni a destra e sinistra vero?), dello scudo salva premier, dell'acquisto di parlamentari, di salvare il culo a un losco personaggio supportato dalla camorra. Tutta roba lontana, lontanissima dalle reali esigenze del paese.
    No Giusè, a me non piace questo sistema, non è con le feste e con le bagarre in parlamento che ci tireremo fuori da questa merda.
    E' vero che la Lega è riuscita a cogliere le istanze reali dei cittadini, ma è pur vero che anche loro fanno parte di questo sistema. Ti invito a leggere alcuni articoli sul fatto quotidiano che mostrano come abbiano sistemato amici e parenti in pieno stile vecchia DC e che elencano una serie di condannati e indagati nelle fila del Carroccio per reati collegati all'attività amministrativa. Inoltre la più grande battaglia che sostengono, quella delle quote latte, ha favorito gli allevatori del nord che non hanno pagato le multe sotto consiglio della lega e stanno cercando di riversare queste mega multe nelle casse dello stato. Una doppia beffa per gli allevatori in regola che si troverebbero a pagare 2 volte e per noi tutti che rischiamo di pagare il loro comportamento scorretto.
    Ribadisco che a me questo sistema non piace, non avrò più nessuna tessera, ma continuerò a impegnarmi per migliorare le cose.
    Il sistema dei partiti è fallito già due volte, perseverare sarebbe davvero diabolico.

    Pasquale Vella - 11.10.2010

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  7. Il tuo pensiero è parzialmente diverso dal mio. Sono il primo a riconoscere l'assoluto fallimento dei partiti come sistemi democratici, collegiali, vicini alle esigenze dei cittadini.
    Non sono però concorde nel vedere nei movimenti la risoluzione di tali problematiche.
    I movimenti spesso nascono per denunciare e lottare contro un qualcosa che non va.
    Hanno il merito di destare attenzione nell'opinione pubblica su tematiche che a volte di proposito vengono offuscate.
    Ma poi per trovare le soluzioni adeguate anche i movimenti devono avere tra le proprie fila un leader o dei leader ai quali gli appartenenti si riconoscano.
    Allora ecco i soliti problemi; ciò che prima spinti dal raggiungimento dell'obiettivo veniva analizzato, discusso e deciso in modo collegiale ora diviene la decisione ahimè di pochi.
    I movimenti non devono perdere le proprie peculiarità, altrimenti si rischia che vengano contaminati da questo sistema malato.
    I movimenti penso debbano costituire lo specchio cui i partiti debbano riflettersi per vedere quanto distanti sono dai bisogni dei cittadini.
    Il vero problema è l'assordante silenzio o la distanza che i partiti di proposito mantengono nei confronti dei movimenti.
    Un ruolo centrale nell'accordare le istanze dei movimenti nei partiti è rappresentato dai giovani, che devono spendere le proprie idee, devono metterci la faccia tenendo presente che in politica così come nella vita l'unanimità dei consensi è impossibile.

    giuseppe balsano - 11.10.2010

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  8. Il tuo pensiero è parzialmente diverso dal mio. Sono il primo a riconoscere l'assoluto fallimento dei partiti come sistemi democratici, collegiali, vicini alle esigenze dei cittadini.
    Non sono però concorde nel vedere nei movimenti la risoluzione di tali problematiche.
    I movimenti spesso nascono per denunciare e lottare contro un qualcosa che non va.
    Hanno il merito di destare attenzione nell'opinione pubblica su tematiche che a volte di proposito vengono offuscate.
    Ma poi per trovare le soluzioni adeguate anche i movimenti devono avere tra le proprie fila un leader o dei leader ai quali gli appartenenti si riconoscano.
    Allora ecco i soliti problemi; ciò che prima spinti dal raggiungimento dell'obiettivo veniva analizzato, discusso e deciso in modo collegiale ora diviene la decisione ahimè di pochi.
    I movimenti non devono perdere le proprie peculiarità, altrimenti si rischia che vengano contaminati da questo sistema malato.
    I movimenti penso debbano costituire lo specchio cui i partiti debbano riflettersi per vedere quanto distanti sono dai bisogni dei cittadini.
    Il vero problema è l'assordante silenzio o la distanza che i partiti di proposito mantengono nei confronti dei movimenti.
    Un ruolo centrale nell'accordare le istanze dei movimenti nei partiti è rappresentato dai giovani, che devono spendere le proprie idee, devono metterci la faccia tenendo presente che in politica così come nella vita l'unanimità dei consensi è impossibile.

    giuseppe balsano - 11.10.2010

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  9. Cerco di esprimere il mio modesto punto di vista, considerando anche quello che ho scritto nel mio intervento “che fine hanno fatto i giovani nei partiti?”.
    I movimenti sono sicuramente meritevoli di attenzione, perché a mio modo di vedere sono la dimostrazione palese di un disagio dei cittadini di fronte ad una politica che non sa dare più risposte e che se la passa nei corridoi dei palazzi.
    Mancano oggi, e i vecchi partiti storici PCI e DC ne erano ben forniti, le sezioni di partito, luogo ideale dove discutere, dove selezionare i dirigenti più meritevoli e dove nel passato nascevano le proposte politiche più significanti da porre all’attenzione dei congressi.
    Non è vero che la politica nuova e attiva che proviene dal basso non si possa fare nelle sezioni, e anzi aggiungo che proprio un confronto serio e genuino possa essere fatto nelle stesse, accompagnato da seminari ed incontri-dibattito .
    La rete di cui si parla spesso, è una realtà metafisica che il più delle volte ha un eco significativo ma che spesso scoppia come una bolla di sapone.
    D’altro canto però si sta assistendo ad uno sgretolamento dei partiti finora esistiti, con la conseguenza, tutt’altro che positiva, che ogni giorno assistiamo alla nascita di nuove formazioni politiche, che definirli partiti è alquanto arduo, ma nello stesso tempo sono diversi dai movimenti di cui si parla perché sono pur sempre propaggini di partiti già esistenti (si pensi a Fli, Api, Pid, ecc..).
    Sul fallimento della politica, della classe dirigente e della scadimento dei dirigenti di partito c’è molto da discutere e la soluzione a questo non sembra neanche facile, visto che non ci sono più le scuole di partito e visto che il modo di arruolare i dirigenti non sembra per ora trovare soluzioni che non siano lacunose.
    Poi altro problema non di semplice soluzione sarebbe come collegare i movimenti di cui parla Pasquale Vella con la realpolitik, come potrebbero sopravvivere ad una legge elettorale “porcellum” che fa’ resistere soltanto i partiti più grandi con il 4% alla Camera e l’8% al Senato, gli sbarramenti servono proprio a diminuire la frammentazione politica, se non fosse che la stessa legge elettorale prevede il collegamento elettorale tra i partiti e cioè che il premio di maggioranza va’ alla coalizione di liste e non al singolo partito più votato, insomma anomalie all’italiana.
    Ma pur sempre i movimenti non sarebbero ascoltati e imparentati ai partiti più grandi perché non sarebbero elettoralmente convenienti sia per quanto riguarda i consensi sia per una questione di immagine.
    Insomma, problema serio quello del collegare i movimenti che nascono dal basso con i partiti e problema ancora più serio è far sopravvivere queste aggregazioni di persone senza che facciano la fine per esempio dei girotondi.
    Con questo ragionamento non voglio denigrare i movimenti, ma mi sembra che sia sterile parlare di millennio dei movimenti, di fantapolitica all’italiana e ancor di più di internet-partiti.
    Insomma siamo in una situazione in cui l’elettore si trova a disagio, non si rispecchia più nei partiti e quest’ultimi fanno le alleanze più disparate pur di amministrare o di governare, e di esempi in questo senso ne abbiamo a tutti i livelli.

    Valerio Lauricella - 14.10.2010

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