sabato 23 febbraio 2013

Delle concezioni politiche in generale

Di idee e dottrine politiche ne esistono così tante che, a volerne parlare, la discussione sarebbe infinita. Tuttavia, come spesso accade in natura, la complessità può essere ricondotta a sole due alternative. La prima concezione politica si basa sulla convinzione che le cose non possono essere differenti da come sono e sono sempre state; la seconda, che le cose possono essere differenti da come sono e da come sono sempre state.
La prima concezione è chiaramente conservatrice. Per quanto non formalizzata e razionalizzata, essa è sempre la concezione politica più diffusa. Per capire più chiaramente il significato di "concezione", a questo punto, vi invito a sostituire questa parola con la più comune e praticata "mentalità". Fatto questo esperimento, capirete che attribuire una "mentalità" ad una popolazione, equivale a dire che essa abbia una concezione politica (benché, ripeto, essa non venga formalizzata e razionalizzata). Ora, se la "mentalità" di cui si parla è "all'antica" o comunque tale da opporsi ai cambiamenti, tale mentalità sarà da definire "conservatrice". Nei miei termini, la popolazione condivide una concezione politica conservatrice.

Cos'è una concezione politica/mentalità conservatrice? Posto che tutte le concezioni politiche che abbiano un minimo di ragionevolezza si basano sulla consapevolezza dell'inevitabile distinzione tra i ricchi e potenti, da un lato, e poveri e deboli, dall'altro, una concezione politica conservatrice ritiene che il povero e debole debba necessariamente accettare lo stato delle cose - al più aspettando che qualcuno dall'alto lo modifichi – e porsi nella posizione di chi non debba fare altro che entrare nelle grazie della persona importante (un barone, un industriale, un porporato, un dirigente pubblico, un politico). Dalle nostre parti, finisce che spesso il cittadino/elettore assume un atteggiamento pubblico di venerazione e servilismo, a cui fa da contraltare l'atteggiamento sempre più tronfio e di superiorità della persona importante, il quale si fa consapevole di avere dei servitori della gleba alla sua mercé. Chi condivide questo tipo di concezione è politicamente inerte e passivo poiché, per costui, il sistema potrebbe anche essere una dittatura sanguinaria, essendo sufficiente che ci siano sempre persone importanti da rispettare. Non solo costui non si interessa alla cosa pubblica - che non gli compete, perché compete alle sole persone importanti – ma non andrebbe nemmeno a votare se non fosse che ha ricevuto la visita di una persona importante che gli ha detto come votare. Dopo di che, queste persone importanti potranno governare ed amministrare compiendo le peggiori cose senza che qualcuno opporrà loro qualcosa.

Concludo che, anche coloro che ritengono di essere per il cambiamento, invero, hanno una concezione politica conservatrice, quando concorrono a mantenere il sistema delle persone importanti.

Nessun sistema è statico e nessun sistema sarà sempre lo stesso. Bisogna, tuttavia, rendersi conto che i cambiamenti fisiologici del sistema non sono dovuti all'azione modernizzatrice di una classe politica, appunto perché sono fisiologici. In Sicilia, a mio parere, tendiamo troppo spesso a confondere i cambiamenti fisiologici con la modernizzazione indotta dalla politica. Come dire che un bambino diventa adolescente, poi adulto e poi anziano per un proprio atto di volontà: la crescita dell'individuo è nella fisiologia degli esseri viventi, non nella loro volontà.

La seconda concezione è quella meno diffusa nei fatti, perché a parole è la linea maggioritaria. Che l'uomo non possa non essere un uomo e non possa sfuggire alla sua natura di animale che lotta per la propria sopravvivenza, è assodato. Che l'uomo debba soddisfare la sua natura animale con l'autoconservazione e la perpetuazione della specie in forme organizzative sempre uguali a sé stesse, invece, è dimostrato dalla storia non essere affatto vero. Non mi risulta che viviamo come i primitivi o, semplicemente, come vivevano i nostri nonni.

Le concezioni politiche progressiste sono condivise da coloro che non vedono l'ordine della società come dato ed immutabile. Da ciò discende l'idea che l'individuo possa agire per modificare la realtà in senso non fisiologico, bensì voluto. Tali concezioni richiedono uno sforzo sociale e culturale notevole per potersi affermare. Questo spiega il motivo per cui non arrivano mai ad essere veramente maggioritarie. Il fatto che non diventeranno maggioritarie, comunque, non le rende vane, perché la loro funzione è soprattutto quello di indurre le persone importanti a difendersi e a temere che potranno perdere, non già la loro posizione di potere, quanto la possibilità di usare il potere pubblico a personale beneficio.

Le concezioni progressiste, inoltre, basandosi sulla prospettiva di una società migliore, inducono chi le condivide seriamente ad impegnarsi per modificare la realtà anche nei suoi più piccoli ed apparentemente insignificanti particolari. Per essere avvertite con fastidio dalle persone importanti, le concezioni progressiste debbono necessariamente essere diffuse con pazienza e sfruttando quei canali che i potenti non possono controllare, se non con estrema difficoltà: una volta c'era la stampa clandestina, oggi possiamo usare internet.

Alle persone che condividono concezioni conservatrici, i progressisti (o anche chiamati "idealisti") possono apparire stupidi. Ma questa è solo un'impressione sbagliata. Mentre i conservatori pensano solo in termini di potere, i progressisti pensano a ciò che si può fare anche senza potere. Ad esempio un progressista può fare propaganda politica anche senza avere un partito, senza essere candidato, senza una ricompensa, senza volere a tutti costi vincere le elezioni. Tutto ciò, ovviamente, risulta incomprensibile al conservatore, il quale: non vota senza una ricompensa o senza l'indicazione di una persona importante; non si candida senza l'intenzione di lasciare tutto com'è; non partecipa alle elezioni per perdere; non fa propaganda politica se non gli dicono di farla da un partito; non propone idee, non dice e non scrive niente che non gli sia stato insegnato dal partito e dai suoi capi.

Tutto ciò farà storcere il naso a chi interpreta i concetti di "conservazione" e "progressismo" in relazione a "destra" e "sinistra". A mio giudizio, gli atteggiamenti psicologi di eletti ed elettori trascendono da queste banali categorizzazioni.

Nicola Palilla

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