lunedì 4 maggio 2015

Al centro di prima accoglienza "Villa Sikania" a Siculiana

Quando si parla di fenomeni come le migrazioni, in Italia, in Europa, nell’ormai decadente mondo occidentale, è quasi scontato scivolare nel banale, anzi, nell’ipocrisia, con frequenti sconfinamenti nella retorica dell’ignavia e nel pressappochismo sociale e politico. Diciamocelo chiaramente: oggi, la maggioranza assoluta preferisce restare silenzio; evitare di esprimere la propria opinione in ordine a questo fenomeno globale – destinato a cambiare, in ogni caso, le nostre vite ed il nostro mondo, per come siamo stati abituati – per scongiurare qualsivoglia giudizio sociale. Si rischia la gogna sociale.
Vi sono poi altri fronti, ampiamente disomogenei, tra chi predica una acritica ed umanamente insostenibile accoglienza a tutti i costi, e chi propone “soluzioni finali” assolutamente impensabili. A latitare, in linea di massima, e mio modesto avviso, è solo il buon senso. Di certo, il fenomeno delle imponenti migrazioni di uomini e donne in fuga dall’Africa e dal Medioriente rappresenta un problema: un dato di fatto inconfutabile. Ed è ipocrita, e per non dire  fuori dal mondo, sostenere il contrario. E’ un problema di ordine sociale, politico, economico, oltre che umanitario. E’ un problema perchè, spesso e volentieri, si ignora la causa prima, ovvero la ragione per cui tanta gente fugge da casa cercando un avvenire altrove, nella opulente Europa baluardo di un ultraliberismo che da un lato respinge, e dall’altro, subdolamente e sottobanco, accoglie masse di potenziali lavoratori pronti a rinfoltire le schiere di nuovi schiavi del precariato. La causa prima, dicevamo: ovvero noi tutti. Noi tutti che abbiamo “tifato” per le barbare primavere arabe. Noi tutti che abbiamo sempre sostenuto la necessità di importare la democrazia laddove non poteva attecchire e i fragili equilibri erano garantiti da quelli che, ai nostri occhi, non erano altro che sanguinari dittatori. Noi tutti che abbiamo, quasi sempre, disprezzato usanze e costumi di popoli che, da secoli, guardiamo dall’alto verso il basso.

Oggi gli odiati dittatori non ci sono piu’, travolti dalla rivoluzione democratica foraggiata da noi tutti e che ha ricoperto di sangue e tumulti diversi territori,  distruggendo la vita di milioni di persone: a noi occidentali, fieri custodi degli ideali democratici e dell’ultraliberismo Merkelliano, la cosa non ci tocca piu di tanto. Almeno, fin tanto che, l’ennesima strage nel cuore del Mar Mediterraneo, scuote le coscienze, ci fa ricordare che forse il mondo non ruota affatto per il verso giusto.

Da anni, ormai, la nostra Agrigento è la porta dei migranti in Europa. E c’è chi enfatizza, quasi fosse un primato positivo, questo fatto. Abbiamo modo, giornalmente, di vederli, parlare con loro, capire chi sono e cosa vogliono. Gli agrigentini, nella stragrande maggioranza, li hanno accolti con la tipica quiescenza soporifera che caratterizza il nostro popolo: sanno che non è qui che vogliono rimanere, ma che intendono raggiungere il cuore dell’Europa, dove ad attenderli c’è magari un amico, un familiare, la promessa di un lavoro, anche precario. Attorno al fenomeno delle migrazioni si è generato quello che, non a torto, viene chiamato “grande business”: nel breve volgere di pochi anni, in tutto il paese, e in particolare in Sicilia, sono sorti numerosi “centri di prima accoglienza”, “case famiglia”, e “comunità”. A gestirli, spesso, anzi, spessissimo, uomini politici o loro sodali che, terminata la stagione dei sottogoverni e delle prebende varie, hanno fondato un nuovo modello clientelare. Uno dei più grandi centri di accoglienza si trova a Siculiana, a 20 km da Agrigento: una struttura che in passato è arrivata quasi a “scoppiare”, e che oggi, con la nascita di nuove piccole comunità, ospita stabilmente 88 migranti.

C’è stata offerta la possibilità di visitare, ufficialmente, il Centro di prima accoglienza – unica testata accreditata – in occasione dell’arrivo della Leader nazionale di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, che ha effettuato un sopralluogo presso la struttura.

Ad attenderci c’è il responsabile dell’ex Hotel Villa Sikania, Piero Giglio, noto albergatore empedoclino che da anni fa i conti con una crisi economica che ha messo in ginocchio il comparto dell’accoglienza dei turisti, costringendo lo stesso Giglio a specializzarsi in un altro tipo di accoglienza. La Meloni arriva, saluta i suoi sostenitori locali, ed insieme a Giglio inizia il suo tour della struttura. “Questo è un posto meraviglioso – sbotta la leader di FdI, percorrendo il grazioso vialone d’ingresso – come mai avete deciso di destinarla all’accoglienza dei migranti ?“. La domanda è a bruciapelo, ma Piero Giglio non esita a rispondere: “abbiamo dovuto chiudere già nel 2011. Lo stato, la regione, e tutti gli enti preposti, ci hanno abbandonati“. L’imprenditore racconta di come abbia provato a mutare la destinazione d’uso della struttura, realizzando al suo interno un centro d’eccellenza per l’assistenza degli anziani, o di persone bisognevoli di cure, ma ogni istanza presentata si perdeva nei meandri della burocrazia regionale o romana. “E invece in quanto tempo vi hanno autorizzato per adibire l’albergo a centro d’accoglienza migranti ?”, domanda la Meloni. La risposta dell’imprenditore è lapidaria: “ce li hanno mandati il giorno stesso in cui abbiamo avuto l’autorizzazione“.

Dal bordo piscina, si passa dunque agli interni della struttura. Laddove un tempo vi era un grande salone, oggi vi sono le camerate degli ospiti. Decine di letti a castello, bagni comuni e una porzione di corridoio per gli esercizi spirituali. I gestori della struttura spiegano che la maggior parte dei migranti vivono in questa area. Altri, in particolare famiglie o donne con bambini, sono alloggiati nelle camere del corpo principale. Si continua a visitare gli spazi interni: l’ambulatorio, la sala da pranzo, la hall, la lavanderia. “Ognuno degli ospiti – spiega Giglio – è libero di entrare ed uscire quando vuole“. Anche di andarsene via. Solo una piccola percentuale, infatti, dopo esser accompagnata in un centro d’accoglienza, decide di rimanerci. Molti vanno via il giorno dopo: con mezzi di fortuna, cercano di raggiungere il confine e quindi la Francia o la Germania. “Sanno bene che da noi in Italia – ironizza Giglio – la situazione è insostenibile“. All’interno della struttura, o meglio, all’esterno dei cancelli, una folta presenza di forze dell’ordine: polizia, carabinieri e Guardia di Finanza: a loro il compito di reprimere eventuali “rivolte”, o di sedare gli animi in caso di rissa tra gli ospiti.

Terminata la visita, Giorgia Meloni puntualizza che l’emergenza non puo’ continuare ad essere sottovalutata. E se la prende con il Governo Renzi per aver attuato queste politiche che, a suo dire, vanno contro gli interessi del popolo italiano. Le soluzioni ? “Collaborare con il legittimo Governo di Tobruk per cercare di arginare una situazione non piu sostenibile“. Dall’inizio del 2015 i migranti giunti sulle coste della Sicilia sono oltre 30mila. Entro la fine dell’anno saranno molti di piu’, forse oltre i 100.000. I morti, invece, quelli accertati 1800. Cifre che fanno paura ma che, soprattutto, devono spingere ad una riflessione: il fenomeno delle migrazioni non è assolutamente ingovernabile, come qualche – pessimo – esponente politico, governanti compresi, propaganda ai quattro eventi. E nemmeno può diventare il nuovo business per gli italiani terzo millennio, orfani della grande industria nazionale, immolata sull’altare di Bruxelles, e degli sprechi del pubblico impiego. In Europa si sta tentando di infittire di nuovi poveri, attirati da un fittizio benessere, i singoli stati nazionali, allo scopo di aver manodopera a basso costo. Condivido in tal senso, l’analisi del filosofo Marxista Diego Fusaro: “L’immigrazione è oggi promossa strutturalmente dal capitale e difesa sovrastrutturalmente dalla “retorica del migrante” propria delle sinistre antiborghesi e ultracapitalistiche, che è la retorica stessa del capitale che ci vuole tutti migranti apolidi, senza cultura e senza identità, senza lingua e senza coscienza oppositiva, senza diritti e senza stabilità”.

Pietro Fattori - infoagrigento.it

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