sabato 15 marzo 2008

Il cacio della mafia sui maccheroni della monnezza

Il 30 marzo 2007 il Sindaco di Siculiana (Agrigento) dott. Giuseppe Sinaguglia, indiceva una manifestazione contro la permanenza, l’ampliamento e la gestione della discarica sita nel territorio Comunale, originariamente destinata a raccogliere per dieci anni i rifiuti urbani solidi di quel Comune e di quelli di Montallegro e Cattolica Eraclea, ma divenuta oramai la pattumiera di mezza Sicilia, in funzione da circa venti anni.
La storia di quella discarica è del tutto singolare, o, forse, è solo esemplare.
La discarica di Siculiana era considerata d’avanguardia per le tecniche impiegate e per il piano di funzionamento e di finale recupero ambientale. I tre Comuni erano costituiti in consorzio ed i lavori di interramento dei rifiuti erano affidati ad una società, pare legata al circuito delle Cooperative, la De Bartolomei, cui si era associato un modesto imprenditore edile locale: Giuseppe Catanzaro, con il fratello Lorenzo.

Senonché la Di Bartolomei andò in fallimento. Il Comune di Siculiana (capo consorzio) anziché procedere ad una nuova gara d’appalto, preferì trasferire senz’altro la gestione dei lavori al Catanzaro. C’era allora a Siculiana una Amministrazione di sinistra.
Giuseppe Catanzaro, si è detto, era un modesto imprenditore, che però, quanto ad “agganci” politici, indispensabili, a quanto pare, per tutti gli appartenenti a questa categoria, si era sempre mosso alla grande, sopravanzando imprese assai più grosse e solide.

Era notorio un suo rapporto assai stretto con Martelli, naturalmente prima della caduta del P.S.I.
Oggi si dice che sia ben legato a Cuffaro (in Sicilia pare che lo siano un po’ tutti). La sua fortuna imprenditoriale coincise con i lavori per la metanizzazione. Ma, quanto alla discarica di Siculiana, fu una legge regionale che trasferiva la titolarità delle discariche (e di tutti i contratti e rapporti relativi) dai Comuni o consorzi di Comuni alle imprese impiegate per i lavori di smaltimento e sistemazione a farne un “pezzo grosso”.

Quella legge sembrava fatta apposta per il disastro ecologico legato al problema immondizie. Fatta apposta per renderlo cronico e catastrofico. I Comuni, bene o male, erano e sono portatori di interessi relativi al profitto (in caso di concessione dell’uso ad altre utenze) ma anche di interessi di salvaguardia del territorio e di contenimento dell’inquinamento. La legge regionale, a parte aspetti propriamente patrimoniali sui quali è venuta ad incidere, sembrava (e sembra) fatta apposta per aprire le discariche esistenti ad un uso illimitato (e sconsiderato). Con l’effetto, intanto, di aumentare dimensioni e profitti d’impresa ed, al contempo, di determinare diffidenze più che giustificate di popolazioni ed amministrazioni nei confronti dell’apertura di nuove discariche, senza le quali l’emergenza rifiuti sarà sempre più drammatica ed irrisolvibile.

Ma nel nostro Paese gli unici problemi cui si bada sono quelli della giornata. Agli imprenditori “disponibili” (e non senza ottimi profitti) prefetti, regioni, governo, ministro dell’ambiente (superambientalistico) ed ambientalisti in genere, fanno ponti d’oro e sono pronti a toglier loro tutte le castagne dal fuoco.

Bastava ciò a fare della manifestazione indetta dal Sindaco Sinaguglia poco meno che un atto eversivo. E, difatti, il numero dei poliziotti sopravanzava quello dei manifestanti, i cui nomi venivano accuratamente annotati da commissari ed ispettori.
Nessuno immaginava però che quel gran da fare che si davano i poliziotti per una manifestazione tutt’altro che oceanica e senza traccia di velleità aggressive e violente, fosse, in qualche modo, parte di una operazione antimafia.

Mentre il Sindaco di Siculiana capeggiava quella manifestazione, che non era di semplice e generica ostilità al perpetuarsi ed all’ingigantirsi della discarica, visto che il contenzioso tra quella che oramai era l’”impresa Catanzaro immondizie ed affini” era piuttosto nutrita e articolata, un noto mafioso, Di Gati, boss di Racalmuto, costituitosi dopo lunga latitanza, stava “collaborando”.
In questi casi raccapezzarsi con dichiarazioni, contro dichiarazioni, versioni e nuove versioni non è mai troppo facile. Sembra che questo pentito, che durante la latitanza avrebbe frequentato un altro “collega” latitante, Gerlandino Messina, nascosto in un residence a Siculiana Marina, ricevendo notizie sugli avvenimenti locali, abbia imboccato la via dell’ecocollaborazione fornendo notizie delle estorsioni di cui sarebbe stato vittima Catanzaro.
Senz’altro la via giusta, se per un pentito quel che è importante è aver qualcosa da dire nelle cose che sono sulla bocca di tutti ed interessano particolarmente agli inquirenti ed alle autorità in genere.
Intanto un attentato fatto ad Agrigento in un capannone della ditta dei Catanzaro, aveva fatto balzare questi nelle cronache nazionali, come eroi antimafia, in quanto quell’attentato sarebbe stato la conseguenza del rifiuto, peraltro risalente ad anni prima, di continuare a pagare il “pizzo”, quello di cui parlava Di Gati. Eroe ed esempio per i pusillanimi. Montezemolo, che a Torino della mafia può tranquillamente infischiarsene, annunziava che Confindustria avrebbe espulso quegli imprenditori che avessero continuato a pagare. Giuseppe Catanzaro che aveva pagato, ma poco, solo tre volte e poi aveva sfidato Cosa Nostra subendo un attentato fortunatamente senza danni alle persone e pochi alle cose, era un esempio per tutti.
Degli industriali di Agrigento è ora presidente e non c’è oramai manifestazione “per la legalità” che non lo veda in prima fila.
Poi a novembre è “scattata” l’operazione Marna, con arresti di alcuni ragazzi di Siculiana e dintorni e con il Sindaco Sinaguglia tra gli indagati, per ora a piedi libero. Non si sa se quel “nome d’arte” di questa retata-processo derivi dall’evocazione della battaglia del 1914 che salvò la Francia o dalle marne (componenti geologiche parenti delle argille) usate per coprire gli strati delle immondizie.
La parola di Di Gati è quella che ha fatto scattare le manette (la giustizia sembra essere sempre “scattante”…!!) e che ha distribuito ruoli e livelli di responsabilità. Sinaguglia è divenuto un Sindaco “avvicinabile”: e così via.

Catanzaro ha descritto un brutto tipo che era andato a minacciarlo ed a riscuotere. Ed ha spiegato che le proteste dei noleggiatori di mezzi meccanici per l’uso ed i carichi eccessivi erano evidenti “problemi” creatigli dalla mafia.

A seguito di quell’operazione “marna”, il Sindaco ha pensato bene di dimettersi e con lui tutto il Consiglio Comunale. E’ già arrivato un commissario e così è stato anticipato lo scioglimento per “condizionamenti mafiosi”, che avrebbe consentito una gestione commissariale per ben tre anni, quante ne sarebbero stati sufficienti per sistemare ogni contenzioso per la discarica che ha raggiunto proporzioni gigantesche ed una situazione probabilmente non più governabile né bonificabile dopo una per ora non prevedibile chiusura.

Sembra che si vorrebbe ugualmente attivare lo scioglimento per “condizionamenti mafiosi”, ottimale per garantire collaborazione e docilità alle esigenze dell’emergenza rifiuti. Ma oramai si dovrebbe sciogliere…..il commissario. Ma la fantasia interpretativa non conosce limiti. Al Comune commissariato la ditta Catanzaro ha già depositato il progetto di ampliamento della discarica. Grazie all’emergenza rifiuti, alla mafia ed all’operazione “Marna” non vi sarà nessuno che osi obiettare alcunché.

Ed ora hanno cominciato ad arrivare i camion con la “mondezza” di Napoli, accolti da manifestazioni ostili, ma senza intoppi delle Amministrazioni. Né quella di Siculiana, sciolta e, chi sa, forse anche risciolta, né quella degli altri Comuni limitrofi, che non intendono far la fine di quella di Siculiana.
Legge regionale, provvedimenti prefettizi, hanno fatto di questa discarica, una volta esemplare per le sue tecnologie e per la buona collocazione e progettazione, una discarica esemplare per la docilità di cui dovrà dar prova chi avesse interesse a non vederla scoppiare. Ma la giusta lotta alla mafia è stata per questa “operazione mondezza sicura” con la quale si intende “normalizzare” il più grottesco scandalo degli ultimi decenni, il classico cacio sui maccheroni. Anzi, il cacio sembra sia stato messo nel piatto in attesa dei maccheroni in arrivo da Napoli e non solo di quelli.

Insomma i mafiosi, in servizio attivo o pentiti che siano, sembrano dotati di grande lungimiranza.
Non c’è che dire.

...

Dichiarazione di Catanzaro in data 14 maggio 2008

(Fonte: http://www.agrigentoweb.it/ind...Itemid=452)
Catanzaro. Rifiuti: "Troppi affidamenti in Sicilia senza gare”

"Una recente delibera della sezione di controllo della Corte dei conti presso la Regione siciliana stabilisce che una società a partecipazione pubblica, per potere affidare servizi pubblici 'in house', ossia senza gara, deve avere determinati stringenti requisiti. Giuseppe Catanzaro, presidente di Confindustria Agrigento e consigliere di Confindustria Sicilia per le tematiche ambientali, registra che "nell'Isola, nonostante la natura eccezionale del ricorso all'affidamento `in house', quasi sempre si applica l'affidamento diretto senza gara, come nei settori dei rifiuti e dell'ambiente. In più la recente decisione di dotare tali società di organismi duali di gestione, oltre a comportare una moltiplicazione di poltrone, appare introdotta quale rimedio per continuare ad `assicurare' l'affidamento diretto nonostante la chiara censura della Corte dei conti". Secondo Confindustria il risultato di questa scelta, chiaramente dannosa, è che i servizi diventano fortemente deficitari e gli enti che dovrebbero controllare le società pubbliche non possono fare nulla per incidere sull'efficienza e sui costi dei servizi resi ai cittadini. "Inoltre - ha spiegato Catanzaro - ricorrere all'affidamento diretto senza gara impedisce, a danno del cittadino consumatore, di alimentare la competizione nel mercato, dalla quale si generano innovazione, ricerca, investimenti e vantaggi anche in termini di occupazione e reddito sociale. Il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, nel lodevole intento di razionalizzare e semplificare la gestione e il numero degli Ato rifiuti in Sicilia (portandoli da 27 a 9, come ha comunicato ieri alla presenza del presidente uscente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo), ha invitato alcuni presidenti delle società d'ambito a studiare soluzioni per risolvere i noti e gravi disagi che si registrano quotidianamente nel settore". Su questi temi Confindustria Sicilia intende sensibilizzare il presidente della Regione e ha convocato per domani una conferenza stampa."

E se lo dice lui...

Gian J. Morici

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